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Progetto Turismo Religioso

PROGETTO

 

UN MODO NUOVO DI DIFFONDERE LE INFORMAZIONI

PREMESSA

Le città sono il luogo della memoria, della storia, ma anche dell’innovazione e del cambiamento. La città intelligente non è semplice agglomerato di hardware e software bensì è luogo di conoscenza condivisa. E’ il luogo in cui le persone producono e condividono conoscenza attraverso i nuovi strumenti offerti dalla tecnologia.

Smart device, big data, tablet, social network diventano gli strumenti abilitanti della città intelligente, ma di per sé non rappresentano la città intelligente. E’ la “conoscenza virtualizzata” a cui le persone possono accedere attraverso Internet la discriminante della smart city.

La città intelligente è dunque un processo che vede protagonisti soggetti sia pubblici che privati (governance) verso un modello di “governo partecipativo” che punta ad utilizzare al meglio i dati condivisi per programmare le politiche di intervento. Per fare questo però bisogna recuperare prima di tutto una dimensione olistica della città, vale a dire una dimensione umana in cui si restituisca alle persone il ruolo centrale nell’evoluzione smart dei territori. E’ necessario adottare nuovi modelli di intervento che affianchino ai tradizionali strumenti di pianificazione del territorio nuovi approcci e culture volte alla condivisione e gestione dei dati. Il processo verso la smart city va concepito in modalità bottom-up perché il territorio da luogo di consumo ritorni ad essere luogo di produzione di valori e conoscenza.

Una smart city deve contemplare nella sua architettura tutte le esigenze del cittadino, anche quelle dell’anima. In questa ottica occorre inglobare il concetto di Parco Ecclesiale.

Per Parco Ecclesiale Culturale s’intende un sistema territoriale che promuove, recupera e valorizza, attraverso una strategia coordinata e integrata il patrimonio liturgico, storico, artistico, architettonico, museale, ricettivo di una o più Chiese particolari. È un sistema profondamente radicato in un territorio, capace di mettere in relazione comunità parrocchiali, monasteri, santuari, aggregazioni laicali, come le Confraternite, ricche di tradizioni (culto, devozioni, feste), etc. È un tessuto connettivo in grado di valorizzare spazi aggregativi e ricettivi, antiche vie di pellegrinaggio, iniziative culturali tra le più disparate.

RIFLESSIONI

“Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” (2001),

Il fenomeno del turismo richiede ormai un’attenzione analitica di ordine sociologico e soprattutto di ordine antropologico e culturale. Di fatto va considerato e guardato non più come un “episodio”, valido e importante per una singola stagione dell’anno, ma valutato e compreso come fattore inerente alla “visione di vita”, come attitudine costitutiva dell’uomo contemporaneo, come settore importante dell’economia nazionale.

Certamente il fenomeno del turismo interpella la Chiesa in quanto fenomeno dell’umano, e in quanto fenomeno della civilizzazione occidentale che pervade l’intero universo, procurando non solo benessere ma anche complesse problematiche in riferimento a orientamenti di pensiero, alle condotte morali, al rispetto del

creato, delle culture autoctone, delle minoranze etniche, dei diritti civili.

Con il turismo è di fatto un “mondo nuovo” che si affaccia all’orizzonte della Chiesa, come un “segno dei tempi”, ricco di potenzialità che deve essere inquadrato in una società in movimento alla ricerca di approdi, di benessere, di dignità, di pace, ma anche di salvezza.

Ciò comporta anche una lettura dei cambiamenti pastorali, sopravvenuti, cioè di come la Chiesa locale, soprattutto sotto la spinta e alla luce del rinnovamento conciliare, si è attrezzata rispetto alle novità “esteriori” della convivenza e della cittadinanza turistica, del come la comunità cristiana ha percepito l’evidenza turistica nella prospettiva della fede e della pastorale.

Una “novità” socio-culturale

Inoltre il fenomeno del turismo si attua come “novità socio-culturale”. Infatti se il fenomeno del turismo avanza negli “stili di vita” e dilaga nelle “scelte personali” in seno alle vaste masse popolari, significa che non si riduce ad essere “divagazione” di pochi fortunati, o irriducibile “ritaglio” di tempo marginale, o semplice “fuga dalla città” assediata dai rumori, dai traffici, dai climi soffocanti.

  1. Esso invece interpreta e rivela una condizione antropologica capace di generare una “cultura” nuova, disponendo criteri di comportamento omogenei a questa sorta di “liberalizzazione” dello spirito, con ben note e a volte ambigue conseguenze sul piano etico, individuale e familiare.

In tal senso il fenomeno del turismo si inscrive nelle tipiche culture della modernità; propone scenari di masse che si dislocano dalla residenza abituale per migrare e soggiornare in altri spazi abitativi e residenziali; incrocia persone, famiglie, gruppi di diversa provenienza, di diversa cultura, di diversa etica comportamentale.

  1. Avviene nel turismo un sintomatico fenomeno assimilabile a quello di un’“ibridazione” culturale, secondo il quale, anche se in modo temporaneo e non organico, le persone comunicano non solo concezioni e visioni generali della vita, ma convivono su un medesimo territorio costruendo una speciale “cittadinanza” multiculturale, multietnica, multireligiosa, con tutte le conseguenze del “caso”.

La circostanza, di tipo ibrido appunto, tende a omologare mode e comportamenti rendendoli criteri di scelte e valori sostitutivi di quelli “tradizionali”, causando un progressivo indebolimento del senso oggettivo della vita, dell’appartenenza, e della stessa morale.

Conseguentemente nel turismo prende tempo e spazio quella sorta di “liberalizzazione dei sentimenti”, indice di instabilità psicologiche soggettive ma anche di desideri non coltivati e non ordinati nel giusto modo, che urgono verso forme di soddisfazione impreviste e “fuori controllo” dal vincolo etico e vocazionale.

Una “proposta” pastorale integrata

  1. Sta di fatto che il turismo, nell’ambito più consapevole della Chiesa, provoca una “preoccupazione pastorale”. Essa si configura dapprima nella necessità di capire le categorie strutturali, portanti, causative delle culture del turismo. Successivamente nella necessità di individuare un “sistema” di pensiero in grado di

far luce sulle motivazioni, sulle tendenze, sul vissuto del turismo. Contemporaneamente nel bisogno di determinare e decifrare le attese diffuse nei soggetti in movimento. Da ultimo nell’urgenza di intercettare la combinazione di tempi e di spazi, del tutto inediti rispetto alla consuetudine, per tentare un approccio di evangelizzazione.

Da sempre la costante attenzione della Chiesa ai fenomeni sociali e culturali costringe a misurarsi con la realtà fattuale. Naturalmente tale disponibilità non può non produrre nella coscienza ecclesiale una tensione pastorale, un rinnovato soprassalto di passione evangelizzatrice. Dalla sua consapevolezza si genera un intenso desiderio di attuare l’anelito paolino “farsi tutto a tutti per guadagnare almeno qualcuno”, impostando una appropriata pastorale missionaria, in grado di promuovere una significativa presenza.

In tale prospettiva la pastorale diventa azione positiva e significante, adattandosi alle nuove condizioni, inserendosi nelle strutturazioni del turismo stesso, sviluppando sue specifiche proposte di vita cristiana. Questa peculiare attitudine rivela la sua intenzionalità di non arrendersi di fronte all’incerto “vagare” delle persone, alla molteplicità delle condizioni di vita, alla sorprendente e imprevista presenza/assenza di soggetti.

La Chiesa cerca infatti di intercettarne l’anima profonda, i desideri e i bisogni connessi alla molteplice e differenziata fisiologia della mobilità turistica, suscitando accoglienza fraterna, opportunità di incontro, luoghi di comunicazione, tempi di relazione, possibilità di annuncio di salvezza, oltre ogni considerazione di numero, di stabilità, di continuità.

Con il turismo si costituisce per la Chiesa un nuovo orizzonte di comunione e di missione segnato dalla provvidenziale apertura degli Orientamenti pastorali della CEI. In essi la citazione dei fenomeni socioculturali

inerenti al tempo libero e al turismo non sono formali ma si innestano nella più ampia disamina della condizione contemporanea dell’uomo e della società.

Perciò l’intervento pastorale viene sollecitato a prendersi cura dei contesti nei quali si attua i fenomeni del turismo che certamente vanno distinti circa l’ambito ecclesiale di residenza ordinaria delle persone dall’ambito ecclesiale che si costituisce nel provvisorio soggiorno delle medesime persone in altre località.

Conseguentemente si evidenzia una doppia polarizzazione – quella propria della “comunità di partenza” e quella propria della “comunità di accoglienza” – che di fatto determina situazioni e problematiche diverse eppure complementari e circolari. Dunque si tratta di porre a tema le diverse “condizioni pastorali” e vedere come affrontarle in termini di “pastorale integrata”, ben fondata e riflessa, ordinata da un fine progettuale condiviso dalle varie forze attive e dalle componenti più responsabili della comunità cristiana locale, sia diocesana che parrocchiale, secondo differenziati livelli di responsabilità, di modelli interpretativi, di risorse disponibili.

E qui si avvertono sempre di più le interrelazioni tra i differenziati settori pastorali. Ad esempio, si rivelano auspicabili feconde collaborazioni con la pastorale della famiglia, della scuola, della pastorale giovanile, dei Beni culturali, della liturgia e dell’ecumenismo, in correlazione dinamica con i gruppi dei catechisti, facendo emergere il ruolo mediatore e propulsore del Consiglio pastorale parrocchiale.

L’intervento della Chiesa nel turismo produce una “pastorale del turismo”, che è proposta di cammino di fede nella particolare condizione della mobilità turistica, che è capacità di servire l’uomo nella sua integrità fisica e morale, che è tutela dell’identità e dell’appartenenza, che è apertura per nuove aggregazioni secondo lo spirito di rispetto e di comunione.

“Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni … Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (cfr. Mt 28,20).

 

INTRODUZIONE

Un’eredità di sette secoli

L’esistenza del santuario lauretano è documentata sin dal 1294; la sua peculiarità riguarda l’oggetto della devozione dei fedeli: la Santa Casa di Nazareth, luogo dell’Annunciazione. L’abitazione di Maria era costituita da una grotta, tuttora venerata nella Basilica dell’Annunciazione, e da un manufatto in muratura ad essa addossato. Secondo la tradizione, nel 1291, quando i crociati persero definitivamente la Palestina, con la caduta di Akko, la Casa in muratura della Madonna tu trasportata, “per ministero angelico”, prima in Illiria e poi nel territorio di Loreto. Oggi, in base a nuove indicazioni documentali, ai risultati degli scavi archeologici nel sottosuolo della Santa Casa (1962-65) e a studi filologici e iconografici, si va sempre più confermando l’ipotesi secondo cui le pietre della S. Casa sono state trasportate a Loreto su nave, per iniziativa umana.

“La Santa Casa di Loreto non è solo una reliquia, ma anche una preziosa icona concreta”. È reliquia perché è “resto”, cioè parte superstite della dimora nazaretana di Maria. È icona perché si fa specchio che riflette ineffabili verità di fede e rifrange luce su alti valori di vita cristiana. Per questo la Santa Casa di Loreto è il primo santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine. Le prime notizie di una Via di Pellegrinaggio legata al santuario lauretano risalgono agli inizi del XIV secolo: si tratta del collegamento tra Recanati e il mare, di epoca romana; è questo il primo nucleo della Via Lauretana. Nei decenni successivi, il flusso crescente di pellegrini si incanala lungo una delle maggiori direttrici viarie dello Stato Pontificio, quella che da esce Roma seguendo l’antica Via Flaminia fino a Foligno, valicando quindi l’Appennino all’altezza del passo di Colfiorito e giungendo ad Ancona tramite le valli del Chienti e del Potenza. Tale itinerario assume la denominazione di Via Lauretana, collegando le città sante di Roma e di Loreto. Il percorso della Via Lauretana si definisce progressivamente, precisandosi nel XVIII secolo.

Lungo tale direttrice si moltiplicano i segni della devozione mariana e si creano le infrastrutture viarie e di accoglienza necessarie per il pellegrinaggio, soprattutto a partire dal XVI secolo. Nascono anche confraternite dedite al servizio dei pellegrini, e si fondano hospitales nelle città e nei tratti più impervi dell’itinerario lauretano (passi appenninici, guadi, paludi…).

Accanto all’itinerario principale si determinano alcune varianti e deviazioni, legate a località di partenza o valichi diversi, nonché a particolari santuari o punti di interesse. Attraverso di essi, la Via Lauretana si connette ai grandi itinerari devozionali europei, divenendo parte di un sistema viario complesso che comprende le tre grandi mete della cristianità, ma anche un’ampia serie di santuari “minori”, capaci di attrarre la devozione dei fedeli. All’interno di tale sistema l’importanza del santuario lauretano cresce con il passar del tempo, non solo per la diffusione controriformista del culto mariano, ma anche per il collegamento con la Terra Santa, dovuto alla collocazione rivierasca. L’importanza universale della Santa Casa è sancita formalmente nel 1520 da Leone X,18 ma essa si accredita grazie alla rilevanza quantitativa e qualitativa del flusso peregrinatorio, che si incrementa notevolmente e vede la presenza di figure di rilievo a livello culturale, politico ed ecclesiale, nonché di importanti figure di santi.

 

Il PERCORSO

Prima Tappa: Assisi-Spello

Seconda Tappa: Spello-Colfiorito

Terza Tappa Variante Nord: Colfiorito-Camerino

Terza Tappa Variante Sud

Quarta Tappa Variante Nord: Camerino-Belforte del Chienti

Quarta Tappa Variante Sud: Muccia-Belforte del Chienti

Quinta Tappa: Belforte del Chienti-Tolentino

Sesta Tappa: Tolentino-Macerata

Settima Tappa: Macerata-Loreto

 

  1. KM 13,500 – 3h30’

Riferimento cartografico: IGM 123 III S.E. Assisi – 131 IV N.E Spello; Kompass 665 Assisi-Camerino

  1. KM 29,500 – 7h30’

Riferimento cartografico: IGM 131 IV N.E. Spello – 131 I N.O. Foligno – 131 I N.E. Casenove – 123 II S.E. Colfiorito; Kompass 665 Assisi-Camerino

  1. KM 28 – 7h00’

Riferimento cartografico: IGM 123 II S.E. Colfiorito – 124 III S.O. Pieve Torina – 124 III N.O. Camerino; Kompass 665 Assisi-Camerino

  1. KM 20 – 5h00’

Riferimento cartografico: IGM 124 III N.O. Camerino – 124 III N.E. Polverina – 124 II N.O. San Ginesio; Kompass 665 Assisi-Camerino

  1. KM 8 – 2h00’

Riferimento cartografico: IGM 124 II N.O. San Ginesio – 124 I S.O. Tolentino

  1. KM 22 – 5h30’ (KM 26 – 6h30’ deviazione per Abbazia di Fiastra)

Riferimento cartografico: IGM 124 I S.O. Tolentino – 124 I S.E. Urbisaglia – 124 I N.E. Macerata ovest – 125 IV N.O. Macerata est

  1. KM 29 – 7h30’

Riferimento cartografico: GM 124 I N.E. Macerata ovest – 125 IV N.O. Macerata est – 117 II S.E. Montecassiano – 118 III S.O. Recanati – 118 S.E. Potenza Picena – 118 III N.E. Loreto

 

L’IDEA PROGETTUALE

Su tutto il percorso verrà attivata Be.T.App (Beacons to application). Il Pellegrino verrà guidato da un beacon all’altro per tutto il percorso e riceverà informazioni sui luoghi sacri, sull’arte, ma anche sui fabbisogni contingenti, dove dormire, dove mangiare, l’ubicazione delle guardie mediche…

Questa è la logica che anima il nostro progetto, un dolce connubio tra bellezza ambientale, arte, religione e hi tech, dove la tecnologia permette ai pellegrini e ai turisti di gustare i segreti del territorio in un percorso evangelizzante.

Be.T.App. è un’architettura che quando attivata crea una campana blue-Tooth in una zona di interesse. Quando un “mobile” attraversa la zona gli vengono inviati contenuti multimediali (testo, immagini, video) in base alle necessità (informazioni turistiche, percorsi, regolamenti, eventi …).

Le informazioni non vengono inviate tutte contemporaneamente, ma a seconda della posizione del pellegrino vengono inviate le informazioni interessanti per quella zona.

Tra i dispositivi presenti nella campana ci sono dei beacons, dei fari, ognuno specializzato ad attivare uno o più messaggi multimediali.

I servizi informativi sopra menzionati si attivano tramite una connessione Blu-Tooth, e un’applicazione Beacon-ready, che può essere scaricata o da Apple Store o da Google Play a seconda della tipologia del mobile.

Per facilitare l’operatività verrà installata sul territorio una segnaletica per guidare l’utente suulla copertura e nell’utilizzo del servizio.

Da questo momento in poi anche se l’APP non è attivo, basterà avere attivato il servizio Blu-Tooth per ricevere le informazioni attivate dai beacons disseminati nei punti strategici dell’area (ogni beacon ha un raggio di azione di circa 60/70 metri).

I contenuti multimediali utilizzati verranno recuperati tra il materiale esistente che si riterrà opportuno mettere a disposizione, eventualmente integrati da materiale proveniente da fonti attendibili ed eloquenti.

I servizi informativi telematici sono a disposizione non solo di chi ha uno SmartPhone, ma sono fruibili anche da quelle postazioni (tablet, iPod, PC portatili, stazioni fisse, pannelli informativi) che si collegano in blue Tooh con i beacons.

NON VEDENTI

I non vedenti riceveranno le informazioni dai beacons in formato audio, in modo di vivere l’esperienza in maniera autosufficiente, da protagonisti

ALBUM

Durante il cammino il pellegrino potrà integrare le informazioni che arrivano con suoi commenti scritti, foto ,registrazioni audio, filmati. Sarà una bella esperienza e sarà bello raccontarla durante ed alla fine dei Percorsi anche attraverso l’album multimediale.

CONSULTABILITA’ DI NAUTA

L’App Nauta è sempre consultabile indipendentemente se viene attivata dal beacon. Inoltre l’App di base ha in linea la banca dati a seconda della georeferenzazione del pellegrino, ma è possibile in qualsiasi momento caricare le informazioni di un altro territorio a seconda le esigenze.

ARCHITETTURA Be.T.App.

I componenti l’architettura sono

  • Nauta è una mobile App. Multilingua e multisensoriale (vedi allegato)
  • Nauta Control è una piattaforma WEB accessibile da Internet in cui vengono caricate le informazioni multimediali da persone residenti in qualsiasi parte del mondo secondo il profilo e la PW assegnati
  • Nauta Connect è una piattaforma software che si occupa del collegamento degli smartphone e che permette ad ogni mobile di avere le informazioni del territorio in funzione della sua posizione geografica
  • Nauta Analyse è la piattaforma software che si occupa delle statistiche e dell’analisi dei dati. Quanti pellegrini sono passati davanti ai beacons, quali informazioni hanno richiesto ..

 

CONCLUSIONI

Il progetto verrà articolato in due fasi.

La prima fase riguarderà

  • l’installazione della campana blue Tooth sulle prime sette tappe, prevedendo l’installazione di circa 400 beacons.
  • Nell’App Nauta verranno caricate le informazioni inerenti il parco ecclesiale in riferimento ai luoghi del pellegrinaggio, le informazioni turistiche e di prima assistenza
  • Verrà costituito e formato un gruppo per assistere i pellegrini e le associazioni su come scaricare e utilizzare l’App Nauta.
  • Gestione coupons elettronico

Costo seconda fase da stimare

Nella seconda fase

  • si completerà l’installazione dei beacons sulle altre tappe o varianti del percorso
  • si introdurranno Totem interattivi

Costo seconda fase da stimare

 

Il PRESIDENTE